Il dollaro e la recessione americana
Da un anno Alan Greenspan, ex presidente della Riserva Federale degli Stati Uniti, ha pronosticato che c’erano un terzo di possibilità di che gli Stati Uniti andassero in direzione a una recessione economica, e per quel tempo molta gente non era d’accordo. Oggi ogni volta sono più quelli che ascoltano le proiezioni del ex presidente della FED perchè la preoccupazione aumenta al vedere che il dollaro cade tutti i giorni.
La recessione americana è imminente, dopo la crisi ipotecaria i tempi si sono accelerati, è quello ha provocato il collasso. La perdita di terreno del dollaro è stato il primo indizio di che la fiducia alla valuta americana non era la stessa, perchè gli investitori cercavano altre opzioni di investimento prima di cercare un rifugio nel dollaro, che qualche anno fa era una valuta indiscussa.
Nell’attualità le cose hanno cambiato, le Banche Centrali delle nazioni che più riserve in dollari hanno vogliono diversificare le loro riserve e inclusive qualche persona l’ha già fatto. L’ OPEP (Organizzazione di Paesi Esportatori di Petrolio), avevano evaluato qualche mese fa cambiarsi all’euro per realizzare la vendita di petrolio affinchè il petrolio non perda valore, ma grazie a Arabia Saudita questa modificazioni si è fermata. Di aversi fatto avrebbe provocato un collasso nell’economia americana.
È certo che il dollaro viene con una tendenza a ridurre il suo valore dall’anno 2002. In questo periodo è caduto un 25% in relazione alle valute straniere più importanti come l’euro, o lo yen, secondo un indice realizzato dalla Riserva Federale (Banca Centrale). Nell’attualità gli investitori stanno cercando un rifugio nelle valute più forti e anche in quello che si chiama valute minori come il reale brasiliano, perchè la forte crescità che hanno avuto le economie di America Latina in questi ultimi anni hanno aiutato a aumentare il valore della sua valuta e gli investitori lo vedono molto attraente.